martedì 12 gennaio 2016

Aspettando il Carnevale


RUGANTINO
Questa maschera è romanissima e ricorda i capitani di ventura fanfaroni e contaballe. A differenza di questi, però, il nostro amico Rugantino ci mette sempre la faccia, rischia sulla propria pelle e paga di persona la sua insolenza. Non riesce proprio a tenere la bocca chiusa! Attaccabrighe, strafottente e linguacciuto rappresenta il tipico “bullo di Trastevere”. È disposto a prenderle di santa ragione pur di avere l’ultima battuta. Spaccone a parole e pavido nei fatti, cerca rogna e promette di menar le mani, ma alla fine le prende sempre e si consola con la celebre battuta: “Me n’ha date tante, ma quante je n’ho dette!”. Deve il nome alla sua “ruganza” (arroganza) e all’abitudine di “rugà” (rispondere in modo impertinente), ma in fondo in fondo è amabile e di buon cuore. All’inizio della sua carriera, Rugantino è vestito da gendarme. Indossa una lunga casacca rossiccia orlata di giallo, gilet rosso, colletto plissettato, calze a strisce orizzontali, scarpe con grosse fibbie e cappello a due punte. Col tempo assume caratteri popolari e anche il suo abbigliamento diventa più semplice. Inizia a portare consunti pantaloni al ginocchio, fascia intorno alla vita, camicia, casacca e fazzoletto intorno al collo. Anche il suo carattere si modifica: mantenendo l’atteggiamento da duro assume comportamenti pigri ma bonari diventando una maschera romana piena di sentimenti di solidarietà e giustizia. (F. Indovino)

Mi piace che le maschere non siano soltanto trucco e parrucco, ma molto di più. In realtà ognuna di loro rappresenta una tipologia caratteristica - di solito strettamente collegata al folklore - di essere umano. Rugantino, ad esempio, simboleggia il tipico arrogante. Man mano vedremo le altre.

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